domenica 16 dicembre 2012

Un film di Gust Sant: Milk


Un film di Gus Van Sant. Con Sean Penn, Emile Hirsch, Josh Brolin, Diego Luna, James Franco, Alison Pill, Victor Garber, Denis O'Hare, Joseph Cross, Stephen Spinella, Lucas Grabeel, Brandon Boyce, Zvi Howard Rosenman, Kelvin Yu, Jeff Koons, Ted Jan Roberts, Robert Boyd Holbrook, Frank Robinson, Allan Baird, Tom Ammiano, Carol Ruth Silver, Hope Goblirsch, Steven Wiig, Ashlee Temple, Wendy King, Kelvin Han Yee, Robert Chimento. Sceneggiatura: Dustin Lance Black. Fotografia: Harris Savides. 128 minuti. - Produzione USA 2008. - IMDb 8.0/10
Sui titoli di testa scorrono immagini di repertorio: mute scene in bianco e nero di retate di omosessuali alla fine degli anni Sessanta. E poi la voce di Sean Penn che, nei panni di Harvey Milk, affida al registratore la propria storia: l'uso del racconto è strumento essenziale per la tenuta della struttura narrativa che non è di per sé facile da controllare, se si pensa al periodo di tempo trattato e alla quantità di avvenimenti.
"Questo nastro deve essere ascoltato solo nell'eventualità che io venga assassinato. Durante una delle mie prime campagne mi venne di aprire il discorso con una frase che sarebbe diventata una sorta di firma: 'Sono Harvey Milk e voglio reclutarvi tutti!' Se il pubblico davanti a me era vagamente ostile, magari per lo più eterosessuale scioglievo la tensione con una battuta: 'Lo so non ve l’aspettavate, ma i tacchi a spillo li ho lasciati a casa' Mi rendo perfettamente conto che sono una persona che lotta per quello che crede. Un attivista, un gay che fa di sé un bersaglio per qualcuno che è insicuro, spaventato, con le sue fobie, disturbato mentalmente e questa è un’eventualità molto concreta perché a San Francisco abbiamo rotto l’argine del più grande pregiudizio di questo paese. Vorrei avere il tempo di spiegare tutto quello che ho fatto, che ho fatto per lo più con l’occhio rivolto al movimento gay”.
Il film ripercorre quindi gli ultimi 8 anni della vita di Harvey Milk, il primo gay dichiarato eletto in una funzione pubblica.
Un film questo che tocca con determinazione un problema ancora molto diffuso: l'omofobia. Un problema ancora molto attuale oggi: ne sono la prova gli ultimi avvenimenti di cronaca tra cui il suicidio di un ragazzo di quindici anni deriso su Facebook
Il giorno del suo quarantesimo compleanno, Milk abita ancora a New York ed incontra per la prima volta il suo compagno Scott Smith (James Franco). Tra loro nasce un grande amore, il più grande amore della sua vita. Un amore tenero, passionale, gioioso. Fino a quel giorno Harvey Milk aveva nascosto la sua identità sessuale come tanti altri, ma proprio quel giorno decide di dare una svolta alla sua vita, di accettare la sua identità e viverla alla luce del sole. Si trasferisce a San Francisco nel quartiere di Castro dove vive il suo amore con Scott.
Negli anni Settanta la California era il luogo dove tutto era possibile, dove c'era l'opportunità di far rinascere l'american dream attraverso le battaglie per i diritti civili. Milk trova un locale dove aprire un piccolo negozio di fotografia, il Castro Camera, che, col tempo, diventerà un punto di riferimento per tanti giovani omosessuali.
In quel quartiere approdano centinaia di omosessuali e da quel quartiere partirà il suo impegno politico. "Era la nostra isola, il nostro quartiere. La polizia ci odiava e noi odiavamo loro. Arrivavano, ci pestavano per puro divertimento, ma questo non ci avrebbe fermato."
Molti, anche residenti e commercianti del distretto eterosessuali, frequentano il negozio. Danny Nicoletta, il fotografo che ha documentato questo periodo con i suoi scatti, osserva: “Alimentato dall'impegno politico dell’epoca, il quartiere Castro era un epicentro socio-artistico del movimento, molto vitale. Il negozio di fotografia ne era il riflesso. Potevi entrare a lasciare un rullino, e poi fermarti a parlare di opera o di politica, o ad affiggere un volantino con su scritto ‘Entra e iscriviti per votare’.”
Gradualmente Harvey Milk scopre di avere la tempra di combattente, un forte istinto politico e una grande capacità carismatica.Riorganizza la Castro Village Association formata dai commercianti locali e diventa famoso come “il Sindaco di Castro Street”.
In quel negozio si ritrovano tanti gay che hanno voglia di lottare per rivendicare il diritto ad esistere. Lì nasce un movimento forte e tenace. Harvey Milk decide quindi di candidarsi alla carica di consigliere di San Francisco. E comincia la sua prima campagna elettorale. Lui e i suoi amici andranno nei negozi, nelle strade a fare conoscere il loro programma ed il loro movimento. Parlano con tutti, si fanno conoscere, discutono con la gente che incontrano. In questo modo ottengono la simpatia di molti.
La sua carica umana e il suo impegno conquistano gente anche fra gli eterosessuali. Harvey Milk è ironico, paziente e dialettico e sa farsi accettare ed ascoltare. Inizia così la sua battaglia. Naturalmente combatte per vincere, ma soprattutto per dare voce a tutte quelle persone che da sempre rimangono nascoste e non hanno mai visto riconosciuto il diritto ad una vita normale. All'inizio Scott sarà al suo fianco, anche se, quando arrivano le prime minacce, comincia a temere e cerca di convincere il suo compagno a fare un passo indietro. Milk si presenterà alle elezioni quattro volte e per tre volte perderà. "Vincere non è il mio forte" afferma ironicamente, ma non per questo si arrende. Ritiene che comunque sia importante esserci, diventare un punto di riferimento, aiutare uomini, donne e ragazzi ad uscire da una vita nell'ombra per lottare così come fa lui. Far uscire un ragazzo dalla prostituzione per unirsi a lui e al movimento, dare la forza a dei ragazzi che gli telefonano anche da lontano chiedendogli aiuto è per lui già una vittoria. A tutti dice "Tu non sei sbagliato, tu non sei malato e Dio non ti odia".
Scott, però, pian piano si allontana. Non lo seguirà più, non condivide i rischi che lui sta correndo e se ne va.
Harvey Milk non mollerà mai. Al gruppo che lo sostiene e milita con lui si unisce per la prima volta una donna: "Una donna che ama un'altra donna" così la presenta agli altri Milk. Ci sono immediatamente delle resistenze più o meno esplicite e la ragazza, molto determinata, chiederà a tutti: "Le mie amiche mi hanno detto che a voi non piacciono le donne, ma c'è posto per noi in questa storia? o avete il sacro terrore delle ragazze?"
L'avversario userà contro i gay le motivazioni di sempre. La cantante Anita Bryan (una specie di Sarah Palin dell' epoca), nota per la pubblicità di un succo d'arancia, si batte con grande fervore religioso per fare abrogare una legge che protegge gli omosessuali nel loro diritto ad un lavoro e alla casa e dichiara: "Sono davvero convinta che oggi più che mai le oscure forze del male sono qui intorno a noi, anche se si presentano travestite da cose buone e vogliono, invece, abbattere le nostre fondamenta, l'unità della famiglia, quella che tiene unita l'America. Se agli omosessuali vengono concessi dei diritti civili, allora anche alle prostitute, ai ladri, a chiunque altro bisognerà concederli. E' Dio a porre i limiti della morale, non io". Mi vien da dire, quante cose si fanno decidere a Dio per non assumersene la responsabilità! Questo movimento verrà chiamato "Defend our children". Ma difendere i bambini da chi? perchè vittime di questo pensiero sono proprio quei ragazzi che si scoprono omosessuali e sanno che per questo saranno emarginati, denigrati o addirittura picchiati.Contro questo movimento cristiano fondamentalista vengono organizzate marce di protesta che rischiano di causare disordini.
Milk è un abile oratore, ma soprattutto sa mobilitare la gente, comunica quell'entusiasmo che raccoglierà intorno a lui un gruppo di giovani militanti che lo aiuteranno a portare avanti la causa.
"Noi dobbiamo lottare. Anita Bryan ci ha fatto diventare uniti e ci ha fatto diventare un movimento. Un movimento nazionale dei Gay. Noi dobbiamo dare a tutti quelli che ci guardano e che si sentono mortificati da una politica che li vuole escludere, dobbiamo dare una speranza".
La sua marcia per conquistare il seggio di consigliere continua con tenacia e determinazione e il consenso nei confronti di questo movimento aumenta.
E finalmente per Harvey Milk arriverà il successo tanto desiderato: viene, infatti, eletto consigliere per il 5° Distretto, diventando il primo gay dichiarato ad assumere una carica istituzionale negli Stati Uniti. Alla festa in suo onore incontra Scott che dimostra di amarlo ancora e che, anche se non si rimetterà più insieme a lui, seguirà il suo cammino da qui alla sua morte.Quando i mass media gli chiedono se sarà il consigliere di tutti, lui risponderà di sì, che ascolterà i problemi di tutti. Giurerà quindi come consigliere della città e della contea di San Francisco.

E così sarà. Harvey non accetterà compromessi a discapito di altri per difendere la causa dei gay. Ma nel paese imperversa la crociata ultra conservatrice dell'ex cantante Anita Bryant che, in alcuni stati, riesce a far abolire la legislazione a favore dei diritti civili: "Io non odio gli omosessuali, - afferma in una conferenza - ma come madre, devo proteggere i miei figli dalla loro influenza negativa".
Harvey Milk si rifiuta di far politica alla vecchia maniera, fatta solo di alleanze e compromessi. Si rivolge direttamente alla gente, sta in mezzo al loro e decide di preparare una grande manifestazione in cui tutti i gay escano allo scoperto e si rendano visibili: "Dobbiamo uscire dal ghetto. Dobbiamo fare in modo che ognuno di quelle persone là fuori si riconosca come uno di noi". Tutti, insomma, devono trovare il coraggio di dichiararsi agli altri, alla propria famiglia, ai propri colleghi, ai propri amici... Se tutti capiranno di conoscere almeno un omosessuale, alla fine potranno votare per loro, perchè non ne avranno più paura.
Ci sarà allora un passa parola, un tam tam che riuscirà a radunare migliaia e migliaia di persone.E la grande manifestazione ci sarà e sarà un gran successo e in quell'occasione dichiarerà:.
 "Sulla dichiarazione d'indipendenza c'è scritto tutti gli uomini sono uguali e dotati di alcuni inalienabili diritti. Non potrete mai cancellare quelle parole dalla dichiarazione di indipendenza".
"Da quando abbiamo deciso di dichiararci a molti è apparso chiaro che qualcuno di noi lo conoscono e ora molti sanno che non siamo malati, percepiscono che non siamo sbagliati, che ci deve essere, ci dovrebbe essere un posto per noi in questo grande paese, in questo mondo. Un messaggio di speranza è stato mandato a tutte quelle giovani persone, a tutti coloro che hanno avuto paura di questa ondata di odio, a tutti coloro che hanno perso la loro casa, la loro città natale. Questa sera sappiamo con chiarezza che esiste un posto per noi. Miei fratelli e sorelle: possiamo tornare di nuovo a casa!"
Milk viene assasinato da un suo avversario politico. La notte prima di morire Milk aveva telefonato a Scott: "Guarda fuori sta sorgendo il sole" gli aveva detto. "Voglio che tu sappia che sono fiero di te" gli aveva risposto l'amico. Il giorno del suo quarantesimo compleanno Milk aveva prongnosticato: "Ho 40 anni e non ho fatto ancora una cosa di cui sentirmi orgoglioso. Non arriverò mai cinquant'anni".  E davvero non arriverà a cinquant'anni, ma lascerà a tutti il suo testamento spirituale:
"Ieri sera ho ricevuto una telefonata dala Pennsylvania. La voce era molto giovane e quella persona ha detto: grazie. Dovete eleggere persone gay, in modo che quel giovane e le migliaia e migliaia di giovani come lui possano sperare in una vita migliore, sperare in un domani migliore. Io chiedo questo che, se dovesse esserci un omicidio, in cinque, in dieci, in cento, in mille siano a levarsi in piedi. Se una pallottola mi trapasserà il cervello che serva a distruggere ogni muro dietro cui ci nascondiamo, io chiedo che il movimento continui, perchè non è questione di guadagno personale, non è questione di individualismo e non è questione di potere: è questione dei "noi" là fuori e non solo i gay, ma i neri, gli asiatici e gli anziani e i disabili, "i noi". Senza la speranza i noi si arrendono, so che non si può vivere solo di speranza ma senza la speranza la vita non vale la pena di essere vissuta. E quindi tu, e tu, e tu dovete dar loro la speranza, dovete dar loro la speranza".
Milk è un film bello e appassionante. Il regista Gus Van Sant sa stabilire un buon equilibrio tra la vita pubblica e quella privata dei protagonisti. Sean Penn interpreta un personaggio bellissimo senza alcuna retorica.
Sean Penn, che ha conquistato il suo secondo Oscar grazie a questo ruolo, dice: "Milk è un racconto corale, non un assolo. Non avrei potuto aderire a ogni sfumatura del mio personaggio se non avessi avuto al fianco gli altri. La nostra, durante le riprese, è diventata una comunità. Per me Milk è davvero un eroe americano".
E il regista racconta: "Con gli attori abbiamo visto e rivisto "The Times of Harvey Milk" che vinse l'Oscar nel 1984. Ciò che ho cercato di aggiungere a quello splendido lavoro è la verità umana, fatta di luci e ombre, di ogni carattere. Alcune persone che hanno conosciuto e lottato con Milk sono venute spesso sul set, regalandoci frammenti di ricordi". Una cosa rende orgoglioso il regista: «È stato fantastico l'aiuto che la città di San Francisco ci ha dato. Migliaia di volontari hanno voluto partecipare alla scena di uno dei comizi di Milk. Penso che l'America e il mondo siano pronti, al di là di tante negazioni dei diritti civili ad alcune comunità, per vedere e discutere il nostro film, 'Speranza e cambiamento, hope and change', diceva Harvey".
Ricevendo la statuetta come miglior attore protagonista, Sean Penn ha lanciato un appassionato appello a favore delle unioni gay: "Credo che sia giunto il momento per chi ha votato contro i matrimoni gay di sedersi e riflettere, e di cominciare a provare la propria vergogna e quella che ci sara' negli occhi dei propri nipoti se continua su questa strada. Dobbiamo avere gli stessi diritti per tutti".
Penn se l'è presa anche con gli attivisti che fuori dal Kodak Theatre avevano manifestato contro i matrimoni gay, che a novembre sono stati messi fuori legge in California con un referendum. "Fa tristezza perché dimostrano la vigliaccheria emotiva di chi ha paura di accordare a un altro uomo i diritti che vorrebbe per sé".
Tutti gli attori si sono documentati, ognuno per il ruolo che impersonava, e il costumista Glicker racconta: "Non vedevo l’ora che gli attori venissero da me con qualche nuova idea".
Alcuni hanno indossato oggetti o indumenti appartenuti alle persone che interpretavano. Per esempio, in molte scene Alison Pill porta un orecchino che Anne Kronenberg portava tutti i giorni, all’epoca; Lucas Grabeel ha indossato uno dei gilet di Danny Nicoletta; e la cosa più commovente, forse, è stata che il figlio del Sindaco Moscone, Jonathan, ha portato sul set una delle cravatte del padre perché Victor Garber potesse indossarla nella scena della nomina di Harvey a consigliere comunale.

Aggiungo alcune fotografie del vero Harvey Milk di Danny Nicoletta.






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