domenica 10 febbraio 2013

Veronica Guerin, Il prezzo del coraggio di Joel Schumacher.



Un film di Joel Schumacher. Con Cate Blanchett, Gerard McSorley, Ciarán Hinds, Brenda Fricker, Don Wycherley. continua» Titolo originale Veronica Guerin. Drammatico, durata 98 min. - USA, Irlanda 2003, IMDb 6,9

“Sono una giornalista. Nessuno spara al messaggero. Nessuno spara a un reporter”
Era il febbraio 1995 quando Veronica Guerin pronunciò queste parole: pochi giorni prima un sicario era entrato nella sua abitazione nella periferia di Dublino  e l’aveva gambizzata.
Conosceva i rischi che stava correndo, ma era determinata a continuare le sue inchieste sul mondo del narcotraffico.
A soli 35 anni, Veronica era la più nota giornalista investigativa irlandese. Da mesi indagava all’interno di “Gangland”, un pericoloso quartiere dove si concentravano i più temuti capi criminali irlandesi.
La sua carriera era interamente contraddistinta da un’unica, grande passione: la ricerca della Verità.
“Di lei mi impressionavano tre cose: il lavoro, la dedizione e l’abilità”, afferma ancora Kealy. Era instancabile ed aveva una grande capacità capacità di doorstepping (termine difficilmente traducibile, ma che sostanzialmente equivale al nostro “fare la posta” a qualcuno, attendendolo o inseguendolo per ore. Era brava, ma sorattutto era, come l'ha definita il suo ex-editore Damien Kiberd, “la più coraggiosa”.
In Irlanda poche gang controllavano capitali multimilionari, grazie al traffico di eroina, cocaina, cannabis ed ecstasy. La sola Dublino contava 15mila giovani tossicodipendenti (su una popolazione che non arrivava al milione). Lei era enrata in contatto con questi giovani, aveva visto con i suoi occhi ragazzi persi alla vita senza che nessuno facesse nulla.
Decise allora che avrebbe dovuto penetrare quel mondo, per raccontarlo e denunciarlo ai suoi lettori: “La situazione è molto seria. L’aspetto più grave è che in Irlanda non esiste una sola parrocchia che non conosca il problema della droga. Per questo quello delle droghe è diventato il problema principale, nel nostro Paese. Circola così tanto denaro nell’industria del narcotraffico… è davvero un’industria multimilionaria. La polizia e gli ispettori del fisco possono fare ben poco per affrontare questo problema, e per smantellare gli imperi che generano i profitti di cui godono questi “baroni” della droga”. Così diceva nel dicembre 1995: aveva appena ritirato il prestigioso “International Press Freedom Award” a New York. Era stata la prima giornalista europea a riceverlo.
Per condurre le sue inchieste, Veronica instaurò presto una fitta rete di contatti all'interno del corpo della polizia e nel mondo della criminalità organizzata.  Il suo principale informatore fosse John Traynor, detto il Coach (l’Allenatore), un passato da ladro e truffatore e un presente da narcotrafficante, al fianco del boss John Gilligan. 
Nel corso degli anni Traynor fornì a Veronica buone storie su numerosi criminali: in altri casi scelse invece di trarla in inganno, ma la reporter non si lasciò imbrogliare a lungo.Infatti poche settimane prima di morire, decise di fare pubblicamente il nome di Traynor come narcotrafficante.
Resta comunque un detto, ampiamente diffuso negli ambienti di polizia, che certifica il valore di Veronica come reporter investigativa: “se vuoi il quadro completo della situazione criminale, noi possediamo una parte, i criminali hanno l’altra, e Veronica  - forse- le possiede entrambe”.
Veronica Guerin mise nero su bianco gli identikit dei principali narcotrafficanti (pur non potendo nominarli, a causa delle leggi sulla diffamazione, tuttora in vigore), denunciò le rotte attraverso cui gli stupefacenti raggiungevano l’Irlanda, e rese noti gli immensi profitti di questi boss, illustrando nel dettaglio come il valore della “merce” arrivasse anche a decuplicarsi nel corso delle numerose transazioni. Non solo: Veronica espose pubblicamente lo stato fatiscente delle prigioni irlandesi, da cui letteralmente “evadevano” centinaia di pericolosi criminali, e rivelò come numerosi funzionari del fisco e degli affari sociali vivessero in un clima di terrore. Se avessero anche solo osato porre domande scomode a qualche boss, chiedendogli il perché di tanta ricchezza a fronte di profitti dichiarati pari a zero, rischiavano grosso.
Infine, Veronica si fece sostenitrice di una proposta legislativa che trovò realizzazione solo dopo la sua morte: la creazione di un corpo interdisciplinare, che comprendesse agenti di polizia, del fisco, della dogana e degli affari sociali, in grado di confiscare qualsiasi proprietà ritenuta sospetta. In codice: CAB (Criminal Assets Bureau), un’agenzia statale che tra il 1996 e i primi anni 2000 arrivò a sequestrare proprietà illecite per decine e decine di milioni di sterline.

Ma Veronica era anche una mamma e una moglie affettuosa, una donna semplice, era una figlia amata e seguita con apprensione, ma con grande dedizione. 

Veronica Guerin, una giornalista che aveva fatto della “ricerca della Verità” la propria ragione di vita, fu uccisa il 26 giugno 1996. Due sicari la assassinarono lungo la Naas Road, una delle principali arterie stradali che dalla contea di Kildare conducono alla capitale Dublino. Sei colpi di pistola furono sparati da un killer attraverso il finestrino dell’auto, mentre Veronica attendeva il verde a un semaforo. La morte della reporter fu istantanea.
Ad ordinare l’omicidio di Veronica Guerin fu John Gilligan, potente boss criminale della Dublino sud, che in soli due anni aveva messo in piedi un gigantesco impero di importazione e smercio di stupefacenti. 
Veronica stava indagando su di lui da diversi mesi: lei, come pochi altri, aveva intuito il reale calibro e la reale statura criminale di colui che tutti chiamavano “Factory John”. Una mattina del settembre del 1995 si era addirittura presentata a casa sua, decisa a porgli domande imbarazzanti in merito alle sue proprietà. In quell’occasione, la natura psicopatica di Gilligan si manifestò in tutta la sua violenza: il boss picchiò Veronica, procurandole ferite su tutto il tronco e al viso. La reporter, choccata, decise di denunciarlo. Il processo si concluse nel luglio dell’anno successivo con l’assoluzione del boss, a causa della morte dell’unica testimone: Veronica, che proprio Gilligan aveva fatto uccidere.

John Gilligan, arrestato a Londra nell’ottobre del 1996 ed estradato in Irlanda quattro anni dopo, sarà prosciolto in merito all’omicidio Guerin per insufficienza di prove (marzo 2001). Tuttavia, la stessa giuria lo condannerà a 28 anni di carcere per importazione di stupefacenti: la pena più alta mai comminata per questo reato nella storia d’Irlanda; pena confermata in appello nell’agosto del 2003. Al momento, John Gilligan sta nuovamente ricorrendo in appello per ottenere una riduzione del periodo di detenzione, nel frattempo salito a 33 anni a causa di un altro reato commesso in carcere.

L’omicidio di Veronica Guerin scatenò un’ondata di emozione popolare senza precedenti nella giovane Repubblica irlandese. L’intera nazione osservò un minuto di silenzio, il primo luglio 1996, per ricordare la reporter. Decine di mazzi di fiori furono deposti all’incrocio teatro dell’omicidio, altre migliaia inondarono i cancelli del Parlamento. Migliaia e migliaia di comuni cittadini firmarono il “Book of Condolences”, il libro delle condoglianze, nella sede della Independent Newspapers, il gruppo cui faceva capo il domenicale di Veronica. 
Misure legislative d’emergenza, su tutte la creazione del Criminal Assets Bureau, furono varate nel giro di pochi mesi, mentre la polizia avviava l’indagine criminale più imponente nella storia nazionale. I dati parlano da soli: 1400 interrogatori, 3500 deposizioni, 425 perquisizioni, 214 arresti, 105 armi confiscate. Per la prima volta in Irlanda fu introdotto un programma di protezione dei testimoni, che fu applicato ai tre membri della gang di Gilligan che decisero di deporre contro il boss. Il fenomeno criminale subì un significativo contraccolpo: molti dei principali “baroni della droga” scelsero la fuga all’estero.
Cinque anni dopo, il 22 giugno 2001, il premier irlandese Bertie Ahern, insieme a Graham e Cathal Turley, marito e figlio di Veronica, partecipò alla cerimonia d’inaugurazione di un busto della reporter all’interno del Castello di Dublino. I visitatori che si recano al Coachhouse Garden, una piccola oasi verde situata proprio all’interno del Castello, lo troveranno un po’ defilato, lontano qualche decina di metri dai gruppi di turisti che –soprattutto d’estate- scelgono il piccolo parco per rilassarsi sotto i raggi del pallido sole irlandese. 
Un’iscrizione, incisa sotto il busto della reporter, recita:

Non avere paura (Be not Afraid).
Il suo ideale era quello di una giustizia più grande. Alla fine la conseguì.
Il suo coraggio e il suo sacrificio salvarono molte vite dal flagello delle droghe e da quello criminale.
La sua morte non è avvenuta invano.
(Le notizie riportate sono tratte da questo sito)
Il film è stato girato in varie location fra Dublino e Naas nella Contea di Kildare.
La colonna sonora del film include brani come Funeral Song e One More Day di Sinéad O'Connor, Aftermath di Tricky ed Everlasting Love degli U2.
Le critiche non sono state sempre buone, ma il film ha il merito di ricordare chi si batte per la verità e la giustizia e non è un merito da poco. 

3 commenti:

  1. Brava, donna coraggiosa!!!!

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  2. Ho visto il film... stupendo!!!

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  3. meravigliosa... un'esempio per tutti!!!!

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